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14 maggio 2012
RIMBORSI E FINANZIAMENTI AI PARTITI
 

Oggi alle ore 16 riprende nella Aula della Camera dei Deputati la discussione della proposta di legge su modifiche al rimborso e finanziamento pubblico ai partiti che ha primo firmatario Pier Luigi Bersani.
Di seguito la relazione alla proposta che ha registrato 179 emendamenti


CAMERA DEI DEPUTATI 

PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI

BERSANI, FRANCESCHINI, VENTURA, MARAN, VILLECCO CALIPARI, AMICI, BOCCIA, LENZI, QUARTIANI, ROSATO, MISIANI, BRESSA, BORDO, D’ANTONA, FERRARI, FIANO, FONTANELLI, GIOVANELLI, LO MORO, MINNITI, NACCARATO, POLLASTRINI, ZACCARIA

Disposizioni in materia di finanziamento dei partiti e movimenti politici, di detrazioni per le erogazioni liberali, nonché di riduzione dei limiti per le spese elettorali e di estensione della loro applicazione alle elezioni comunali

Presentata il 3 maggio 2012

" In questo passaggio così complesso per gli italiani e per le istituzioni repubblicane il Partito democratico (Pd) vuole essere il motore che spinge l’Italia ad arrestare il declino, a riprendere la crescita e, nello stesso tempo, il partito che promuove una riforma profonda della politica, senza la quale non può esservi una riscossa del Paese.
Fin dall’inizio, il Pd ha deciso di far certificare i propri bilanci da una società esterna di revisione (la stessa che certifica il bilancio della Banca d’Italia) e ha proposto una legge per applicare l’articolo 49 della Costituzione, in modo da fissare norme precise per la vita interna e per la trasparenza dei partiti politici, fondamentali in ogni democrazia occidentale. Non erano scelte casuali, erano volute. Ma ora bisogna fare di più, intervenendo anche sul tema del finanziamento. In quest’ambito il Pd punta a un’immediata e profonda riforma del finanziamento pubblico, perché i partiti, se devono assolvere al proprio compito democratico, 
non possono e non devono vivere prigionieri dell’interessato sostegno del o dei miliardari di turno" .

E' l'introduzione della relazione che vuole spingere per un radicale cambiamento del sistema di funzionamento dei partiti verso una sempre più compiuta trasparenza e rispondenza ai reali bisogni della cittadinanza.

La relazione così continua :

"a)
dimezzamento da subito, rispetto all’anno scorso, dell’ammontare complessivo del finanziamento pubblico ai partiti, costituendo un fondo unico che ammonta a 90 milioni di euro annui. Il sistema verrebbe costruito su due pilastri: 

1) un contributo fisso, pari a 0,6 centesimi, erogato, sulla base del numero dei voti validi ottenuti, a tutti i soggetti politici che abbiano ottenuto almeno un eletto;
2) una compartecipazione pubblica, pari a 0,38 euro centesimo per ogni euro di autofinanziamento raccolto da ogni partito che abbia ottenuto almeno un candidato eletto all’ultima elezione della Camera dei deputati o del Senato della Repubblica o dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia o per il rinnovo di un consiglio regionale.
Per autofinanziamento si intendono le somme che i partiti o movimenti politici hanno ricevuto a titolo di quote associative annuali, contribuzioni da persone fisiche e persone giuridiche, per un importo annuo massimo di 5.000 euro per ogni persona fisica o giuridica, ovvero le somme provenienti da attività editoriali, manifestazioni e altre attività.
I contributi così ottenuti sono da destinarsi precipuamente alla partizione tra struttura nazionale ed eventuali articolazioni territoriali nonché ad assicurare la formazione e la partecipazione di donne e giovani alla politica;

b) la facilitazione del finanziamento privato prevedendo che, per le erogazioni liberali in denaro effettuate mediante versamento bancario o postale in favore dei partiti e movimenti politici nonché delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) e delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da enti individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nei Paesi non appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), sia prevista una detrazione pari al 38 per cento delle erogazioni medesime, nel limite massimo di 5.000 euro per ciascun periodo di imposta, da ripartire in due annualità. Tale facilitazione è prevista anche per le erogazioni in favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nei Paesi non appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE);

c) la fissazione di limiti molto più stringenti per le spese elettorali. In particolare si prevede che le spese per la campagna elettorale di ciascun candidato al Parlamento non possano superare l’importo massimo derivante dalla somma della cifra fissa di euro 26.000 (contro il doppio previsto dall’attuale normativa) per ogni circoscrizione o collegio elettorale e della cifra ulteriore pari al prodotto di euro 0,005 (contro lo 0,01 di oggi) per ogni cittadino residente nelle circoscrizioni o collegi elettorali nei quali il candidato si presenta.
Per quanto riguarda invece i partiti o le liste, si prevede un taglio dell’80 per cento del limite massimo di spesa passando da un meccanismo che prevedeva di moltiplicare i cittadini della Repubblica iscritti nelle liste elettorali per 1 euro a un moltiplicatore di 0,2 euro.

Tagli del 50 per cento degli importi attualmente stanziati sono previsti anche per le elezioni regionali, sia per i candidati (una somma fissa pari ad euro 19.401,42 incrementata di un’ulteriore cifra pari al prodotto di euro 0,003) sia per i partiti.
I limiti previsti per le regioni, nell’esercizio delle loro competenze legislative, possono essere derogati dalle medesime solo per introdurre misure più restrittive. Una disposizione con il medesimo importo è stata introdotta anche con riferimento alle elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia.

Viene inoltre rinnovato il nostro ordinamento elettorale introducendo un limite alle spese anche per le elezioni comunali, prevedendo che, nei comuni con popolazione superiore a 15.000 e non superiore a 100.000 abitanti, le spese per la campagnaelettorale di ciascun candidato alla carica di sindaco non possano superare l’importo massimo derivante dalla somma della cifra fissa di euro 7.500 e della cifra ulteriore pari al prodotto di euro 0,50 per ogni cittadino iscritto alle liste elettorali del comune;
nei comuni con popolazione compresa fra 100.000 e 500.000 abitanti la cifra fissa sale a euro 50.000 e la cifra ulteriore è pari al prodotto di euro 0,50 per ogni cittadino iscritto alle liste elettorali del comune, mentre per quelli con popolazione superiore a 500.000 abitanti la cifra è stabilita in euro 250.000.

Per quanto riguarda i candidati alla carica di consigliere nei comuni sopra i 15.000 abitanti, le spese per la campagna elettorale di ciascun candidato non possono superare la somma risultante dalla moltiplicazione dell’importo di euro 0,005 per ogni cittadino residente nel comune, mentre per partiti, movimenti o liste l’importo è pari a euro 0,20 moltiplicato per il numero dei cittadini della Repubblica iscritti nelle liste elettorali comunali.

(...) È un contributo indispensabile che la politica deve dare, oltre alla necessaria riforma della legge elettorale per consentire ai cittadini di scegliere i parlamentari, alla riduzione del numero dei deputati e dei senatori e agli altri interventi di rinnovamento istituzionale".


29 aprile 2012
ECONOMIA DINAMICA: LA TERZA VIA

Con salari rigidi verso il basso e flessibilità minima dei prezzi dei prodotti finiti, quando si verifica una crisi o una depressione, la ripresa, che nel passato era pressochè automatica, oggi incontra difficoltà molto maggiori. Infatti, l’aumento della domanda reale non è più stimolato dal meccanismo concorrenziale di diffusione a catena di riduzioni dei costi, extra-profitti, aumenti di produzione e riduzione dei prezzi. Nelle nuove condizioni – amplificate dall’affermazione delle nuove tecnologie, la ripresa può avere luogo o per effetto di investimenti stimolati da innovazioni, o per un aumento della domanda estera o per un’azione del governo. Nel caso che le due prime spinte siano insufficienti, deve intervenire il governo, la sua azione non solo deve mirare ad un aumento della spesa pubblica, ma anche ad una politica creditizia attiva. Gli stessi sindacati spingendo in alto i salari, possono contribuire all’aumento della domanda. Questa teoria non è generalmente accolta in quanto non piace molto alle banche ed ancora di meno ad un governo preso alle strette da risorse economiche affievolite. Fanno parte della storia economica più che delle teorie in quanto agli economisti piace costruire modelli di sviluppo fondati sulle ipotesi più che sulle azioni concrete del passato. Lo stesso Keynes ha sempre raccomandato gli investimenti pubblici, anche e soprattutto verso le famiglie, anche in presenza di deficit, per promuovere la ripresa economica. Questa è la filosofia di fondo del walfare. Ma se non si vuole inseguire più questo modello perché costretti da politiche di stampo europeista, l’unica è mettere in campo il  modello delle innovazioni e dei servizi avanzati. Basti leggere Pieno impiego in una società libera del 1946 di lord Beveridge in collaborazione con Kaldor che influenzò molto i paesi capitalistci. L’attuale debito continentale, non è dovuto all’applicazione di queste teorie del walfare, quanto allo spreco che se ne è fatto senza aver rinforzato il tessuto sociale  medio-piccolo. L’abuso che spesso si è imputato alla Banca Centrale – tuttavia istituzione di rilievo fondamentale – deve far ben riflettere sull’aumento del debito a dispetto di azioni verso lo sviluppo locale. Il peso dei cambi in Euro è un altro campanello d’allarme che ha portato i debiti europei verso l’inflazione. La nostra lira era una risorsa indispensabile in condizioni di deflazione, cosa che ben sapeva l’Inghilterra più economicamente smaliziata,  ma certamente è da riflettere su un ritorno indietro. E’ l’abuso sicuramente da combattere e regolamentare. E non si può far affidamento tout court sulla privatizzazione generalizzata per tamponare nel presente ciò che un domani potrebbe divenire un “gravissimo errore”. L’innovazione sta diventando sempre più la “terza via”


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15 aprile 2012
RIFORMA ELETTORALE

            Il fondamentale ruolo che riveste il sistema elettorale in un contesto di regole di cittadinanza, nell'individuazione della rappresentanza per la struttura paese, non è facilmente rinvenibile nell'attuale disciplina in vigore. Ma è solo per usare un eufemismo. Oltre alla necessità di perseguire maggiore "meritocrazia" a capo degli intestatari della politica istituzionale - di cui il governo tecnico è solo la punta dell'iceberg - il punto è evitare la frammentarietà creata dal proliferare delle lobby e gruppi d'interesse, senza un fondo d'idealità al perseguimento del bene comune generale. A parte ciò è necessario decidere se si vuole continuare nel sistema bipolare o transitare in un sistema politico che abbia meno espressione nell'alternanza e più coinvolgimento nell'elettorato definito più moderato. Il sistema attuale di stampo proporzionale con premio di maggioranza e soglie di sbarramento favorisce le coalizioni ma non garantisce la governabilità. Bisognerebbe semplificare, come per l'economia, il sistema delle regole attuali che creano un gap notevole tra chi se ne intende e chi si basa sul dato asciutto del conteggio dei voti personali. Liste "bloccate" si contrappongono a "liste civiche" senza soluzione di continuità ma soprattutto senza soluzione creando all'interno del paese un clima di insoddisfazione generale. Scontenta tutti. Si formano così quelle sacche di vuoto istituzionale e di idee che non solo non fanno emergere statisti e/o leaders, ma non consentono al paese di indirizzarsi a seconda dello sviluppo economico e civile. L'immobilismo è il fine ultimo ma non può durare molto e si vede.


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19 marzo 2012
LA RIFORMA DELLA PA PRESSO LA SEDE PD DI ROMA
 

Roma19 mar. (TMNews) - Continuano gli incontri organizzati dal Forum Riforma della PA e Innovazione dal Centro Studi del PD, per ricordare Adriano Olivetti urbanista, editore, uomo di cultura, ma soprattutto imprenditore che ha creduto nella tecnologia, nell'innovazione e nella responsabilità sociale dell'impresa,

Domani, martedì 20 marzo alle ore 17.00, in via Sant'Andrea delle Fratte 16 presso la sala conferenze della Direzione nazionale del Pd, si svolgerà la proiezione del filmato dal titolo "Quando Olivetti inventò il PC". Ne discuteranno Paolino Madotto, Federica Meta, Antonello Bisetto, Giampiero Castano e Laura Pennacchi, concluderà Oriano Giovanelli presidente del Forum Riforme della PA e Innovazione.

Seguirà giovedì 29 marzo alle ore 16.00, un'altra giornata in ricordo di Olivetti, con la proiezione del film documentario "Intervista ad Adriano Olivetti" con la presenza di Giuliana Gemelli, Giulio Sapelli, Sergio Restuccia, Elserino Piol, Melina Decaro e con Piero Fassino che concluderà l'iniziativa.


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12 marzo 2012
QUANDO LA POLITICA TI FA DIRE : "NON E' QUESTA L'ITALIA CHE VORREMMO" ...

 

La nascita del Pd colse le contraddizioni del “berlusconismo” proprio nel bel mezzo della sua costruzione come polo di centro-destra. Ciò ne fece l’antagonista privilegiato, facendolo assurgere al ruolo di polo di centro-sinistra. Tutto ciò avrebbe garantito la durata del bipolarismo ed il suo equilibrio pur in assenza di un “perno” centrale su cui fare leva, infatti un terzo polo di centro avrebbe garantito un’alternanza più omogenea ed equilibrata tra le parti. Il Pd, pur avendo al proprio interno le forze della sinistra, storiche e non, e le forze centrali-moderate, storiche e non, storicamente in antitesi (ma più per un’ideologia di lotta che per una effettiva antitesi di idee) si ammantò del ruolo di “unica alternativa per il cambiamento” (parole altre per significare :moderati di centro ma anche di sinistra socialista e.. sì riformista, nel senso di ammodernamento, innovamento, svecchiamento…) cercando di perdere le identità distintive per assumerne una nuova: tutto ciò che non è berlusconi…  Questo ruolo, molto ridotto per un partito d’innovazione, ben presto fu ampliato all’assunzione del carico di avanguardia sociale per lo sviluppo dell’Italia, cosa che fece molto piacere all’anima “sinistra” del Pd.  Ma gli equilibri nel centro-destra cominciavano a traballare a causa della Lega che mal si adattava a fare la parte del “partito di governo” - ma male si trovava anche all’opposizione-  e proprio questi continui smottamenti impedivano al Pd di spiccare il volo con una propria identità ed autonomia. E ciò fece terminare in fretta l’esperienza del Governo Prodi – Bertinotti a parte. La Lega dunque responsabile delle incertezze del paese da qualche anno a questa parte ? Sembrerebbe di sì, almeno per quanto riguarda la Lega di qualche anno fa, la “vecchia classe dirigente” per intenderci. Questo scenario così incerto e magmatico ha fatto sì che l’antiberlusconismo di cui andava fiero il Pd sia stato il punto di forza ma anche di debolezza del partito dell’ “alternanza” : all’avanzare di altre forze il Pd perdeva terreno e spinta propulsiva e finiva per guardare con “altri occhi” il proprio antagonista Berlusconi. Ma era ancora una minoranza. Al altri affascinava la Lega. Eppure la Lega non è partito di governo, questo lo sanno bene in cuor loro i dirigenti leghisti. E’ più espressione di un ceto italiano, un movimento, un territorio molto circoscritto che si sente erede sia dei normanni che dei galli e che nulla hanno a che fare con i romani – “rozzi e spacconi” – espressione della quasi totalità del popolo italiano. La Lega non è neanche partito d’opposizione perché non ha il retaggio storico dei partiti di sinistra italiana. Sarebbe stata bene con la Dc di Martinazzoli, ma l’allora Segretario della Democrazia Cristiana aveva una chiara propensione per il centro-sinistra, proprio con il trattino. Invece proprio al finire della Dc, con il suo ultimo Segretario,  Martinazzoli, per l’appunto, ed al nascere del neo Pci di Occhetto - la cosa -, scendeva in campo Forza Italia, e l’alleanza fu “fatale”. Quindi la Lega, al finire del berlusconismo che li ha inseriti nella compagine governativa , avrebbe potuto avere, anche lei,  seri problemi di rappresentanza. E fu così che nel sottobosco parlamentare nacquero alleanze inconfessabili. Il famoso magma in movimento, lento e con un proprio peso… Con la possibile nascita di un Terzo polo di centro, più improbabile che altro perché anche per questo ulteriore Polo gli equilibri sarebbero incerti ed instabili. Questo il motivo dei continui cambi di vertice all’interno del Pd. Fino all’avvento di una nuova Segreteria, quella di Pierluigi Bersani. Chissà come ci sono rimasti male i vertici della Lega, al cadere di Berlusconi, pur rimanendo in piedi   perché non sono ancora avvenute nuove elezioni, scoprire che Bersani non ha spalancato tutte le porte come si sarebbero aspettati. In realtà la Lega, proprio per il suo essere così “guerriero normanno” ha la tendenza a fare l’asso pigliatutto, a volersi imporre. Si è vista ridimensionata da Monti e da Bersani e non sarà stato quanto meno “agevole”. Quindi Bersani sta agendo per il meglio ? Così sembrerebbe. Anche quel suo tentennare sui temi più “popolari” quasi a voler atteggiarsi a Partito di Governo? Così sembrerebbe. E tuttavia Bersani non dovrebbe commettere l’errore, ma son sicura che non lo farà -  ed infatti sembra non andare in quella direzione -, di dimenticare le istanze più proprie e vive nel suo partito: quelle che guardano con occhio molto attento al sociale: non solo lavoro (tema principale fuor di dubbio) ma terzo settore, donne, bambini, anziani, tecnologie, infrastrutture, cultura, … tutto il quotidiano possibile. Io credo che lo stia facendo. Il “bersanismo” che sta vivendo il Pd è un mix ben ponderato tra laburismo all’inglese temperato dal liberalismo all’italiana, una mistura non ancora ben definita, poiché è tutta nella mente del Segretario, ma che lentamente prende corpo… poi chi vivrà vedrà … J

Intanto il partito di Berlusconi è più in fibrillazione che mai in quanto si è reso conto che “l’operazione di facciata” che comunque è avvenuta con il governo Monti, non è poi servita tanto: Lega, Pd e Udc, sono più in piedi che mai e la costrizione di Sel ed Idv – un po’ stretti all’angolo - non è tanto riuscita. Che il “sociale” è più sveglio che mai e che persino certe “teorie economiche” del suo governo sono risultate non molto fertili sul piano pratico, e che forse qualche cambiamento potrebbe esserci sul serio … (non credo che gli faccia molto piacere…  neanche pensarlo!)

 


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permalink | inviato da Ploff il 12/3/2012 alle 3:5 | Versione per la stampa

7 marzo 2012
Intanto Bersani inganna l'attesa .....



 
Interrogazione a risposta scritta 4-15171
presentata da
PIER LUIGI BERSANI
lunedì 5 marzo 2012, seduta n.597

BERSANI, VENTURA, MISIANI, SERENI, BARETTA, DUILIO, NANNICINI, MARCHI, CAUSI, FLUVI e ALBINI. -
Al Ministro dell'economia e delle finanze.
- Per sapere - 

(...)
quale utilizzazione sia stata fatta da parte dell'Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza dei dati contenuti negli elenchi clienti e fornitori pervenuti per gli anni 2006 e 2007, se siano stati fatti incroci per individuare le evasioni fiscali e quali risultati siano stati eventualmente conseguiti;

quale effetto sugli imponibili dichiarati e sui tributi spontaneamente versati abbia prodotto la presentazione degli elenchi clienti e fornitori negli anni 2006 e 2007, anche in rapporto all'andamento dell'evasione negli anni precedenti e successivi;

quale rilevanza abbia la comunicazione dei dati relativi ai rapporti con i clienti e fornitori ai fini della corretta applicazione degli studi di settore, considerato che, dopo l'eliminazione dell'obbligo degli elenchi, l'effetto degli studi sembra essersi notevolmente indebolito anche a causa della facile occultabilità di una parte degli acquisti di beni e servizi;

quali altre forme di incrocio delle informazioni rilevanti ai fini fiscali siano attualmente adottate dall'Amministrazione finanziaria, oltre a quella che riguarda i redditi soggetti a ritenuta d'acconto, e quali risultati tali incroci abbiano prodotto in termini di emersione spontanea degli imponibili e di recupero dell'evasione;

se gli incroci effettuati sulla base dell'elenco clienti e fornitori abbiano fornito risultati unitari di ammontare più elevato degli altri incroci;

per quali motivi il Governo non abbia assunto iniziative volte a prevedere la reintroduzione dell'elenco.



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24 febbraio 2012
I politici e l'uso della rete
Capita che un giorno il Direttore di una testa a stampa, con una linea editoriale precisa e dichiarata, commissioni ad un proprio giornalista un articolo di polemica, tra l'altro molto garbata, contro alcune scelte politiche del partito a cui si ispira.
Capita, poi che l'articolo in questione venga postato online su un media network.
Capita che anche qualche altro articolo di polemica venga postato online allo stesso modo.
Capita che il politico "sotto accusa" sia tra i contatti di quel media network e legga l'articolo.
Capita che la risposta del politico arrivi tramite i canoni più classici del post di 140 caratteri con tanto di hastag. Senza giri di parole, senza polemiche roboanti ma con tanto di rimandi e sottintesi. La politica si fa semantica ed è già Terzo Millennio.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/132965/le_acrobazie_sulla_piazza

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/uno-nessuno-centomila-pd/193426/

Pier Luigi Bersani
Sulle vorrei che il governo si mettesse con chi le vuole rafforzare



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23 febbraio 2012
Sede Pd: conferenza stampa di Bersani. Un primo sunto
 



Bersani alla conferenza stampa Pd di oggi (23 febbraio 2012), ha inteso chiarire la propria posizione in tema di riforma del lavoro, di cui tanto si parla ultimamente, e su cui sono nati tanti equivoci. Per il Segretario del maggior partito di opposizione serve un buon accordo di coesione sociale, (ossia una buona intesa con le parti in conflitto ). In definitiva Perluigi Bersani ritiene di essere sostanzialmente d'accordo con la Fornero: serve una riforma del lavoro ma pensa di sganciarsi da qualunque sostegno al Governo qualora il disegno in materia di lavoro non dovesse venire fuori, appunto, da un tavolo istituito con le parti sociali e avverte: nessun colpo di mano e nessuna imposizione "calata dall'alto". Insomma, Bersani non si sente messo al muro dalla Fornero e rispondendo ad una domanda sull'argomento ha sdrammatizzato con una battuta : "son troppo grosso per lei".

Il Segretario pd mi sembra che intenda occupare una posizione centrale nello scacchiere della politica attuale, centrale ma progressista, salvaguardando gli accordi sociali e le contrattazioni tra le parti, soprattutto, anzi principalmente, in materia di lavoro.

Infatti, rispondendo ad una domanda sul caso Fiom, Perluigi Bersani ha affermato in sostanza che il partito pd, per propria vocazione è presente in tutti i luoghi dove ci siano problemi o conflitti sociali, (quindi via libera a Fassina...) ma ciò non vuol dire che manifesti contro il Governo per il solo fatto di manifestare contro il Governo. E' solo che, per principio, e per impostazione "ideale" (nda), è vicino alla gente nel chiedere dialogo e per farsi portavoce di problematiche emergenti.
Sul caso Pomigliano Bersani resta incredulo e si chiede: "è vero ciò che si dice, che vi sia discriminazione nelle assunzioni? No perchè se è così non va bene, esiste una clausola contro le discriminazioni valida in tutta Europa e ciò al di là dei sindacati o dei vari governi in vigore"

Il Segretario Bersani, secondo me, mostra apertamente di sentirsi a disagio se lo si vuole imbrigliare in una politica "tutta di sinistra". 
Durante la conferenza stampa ha ribadito la necessità dell'appoggio al Governo Monti fino al 2013, perchè il suo è anche un partito di
responsabilità nazionale: "Dopo di chè si vedrà ma senza procedere con il Manuale Cencelli". Bersani è intenzionato, inoltre, a discutere di Rai e diritti sociali in genere ma ciò a cui tiene di più è discutere di "lavoro lavoro lavoro" perchè solo "dando un pò di lavoro" si può ipotizzare lo sviluppo industriale, solo combattendo la precarietà che depriva di cultura il nostro paese, solo parlando di ammortizzatori sociali – "che non fai le nozze con i fichi secchi" – e di intese "innovative", si può pensare di venir fuori dalla crisi in Italia.




15 febbraio 2012
CONVINCENTE ?
 

Il meccanismo delle primarie funziona se il Pd ha "attecchito bene" ma, in alcuni territori della ns. amata Italia, le radici non sono così ben profonde e le primarie non producono gli effetti sperati.
Questo è il motivo per cui il meccanismo andrebbe rivisto, secondo me, e proprio partendo da questo assunto:  #convincere ?
Gli elettori Pd sono partecipativi, è vero, ma in che modo e con quali sentimenti ?
Est modus in rebus (si) invidia gloriae come ...
"Troppo giovani per essere liquidati, troppo maturi per non essere considerati" ... :-))
Meditate gente ... meditate ... :-))

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9 febbraio 2012
Quel sapore vagamente retrò d'inciucio da I Repubblica ...



Competente, non sono competente, per carità. Del resto lungi da me il pretendere di esserlo. Ma a ben guardare non ci vuole poi molto per capire. E non credo di essere tanto lontana dal vero... Di cosa? Ma semplice delle solite manovre di cui si accusa il Parlamento anche in tempo di crisi. ..

Un colpo alla botte, un colpo al cerchio. E' la tattica della Lega in Parlamento per farsi spazio. Fatte salve tutte le normative relative alle intercettazioni ed all'assunzione di prove, giustificate su tutta la linea, per la Lega la responsabilità dei giudici, nell'esecuzione di sentenza è fondamentale, e costituisce punto di frizione. Sto parlando dell'emendamento Pini, presentato – ed approvato – il 2 febbraio u.s. in Aula, alla Legge Comunitaria – quella che adegua di anno in anno le norme italiane a quelle europee. Attualmente il testo è passato al Senato in 3a lettura. Quella definitiva per intenderci.


Al 3 comma bis si legge: 3-bis. "Ai fini della determinazione dei casi in cui sussiste una violazione manifesta del diritto ai sensi del comma 1, deve essere valutato se il giudice abbia tenuto conto di tutti gli elementi che caratterizzano la controversia sottoposta al suo sindacato con particolare riferimento al grado di chiarezza e di precisione della norma violata, al carattere intenzionale della violazione, alla scusabilità o inescusabilità dell'errore di diritto. In caso di violazione del diritto dell'Unione europea, si deve tener conto se il giudice abbia ignorato la posizione adottata eventualmente da un'istituzione dell'Unione europea, non abbia osservato l'obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi dell'articolo 267, terzo paragrafo, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nonché se abbia ignorato manifestamente la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea».


E di grazia in capo a chi spetta di controllare se il giudice abbia o meno "tenuto conto di tutti gli elementi"? Al Consiglio Superiore della Magistratura con a capo il Presidente della Repubblica? Vogliamo che il nostro amato partigiano Giorgio Napolitano diventi il "factotum" della Repubblica italiana? Chi stabilisce il "grado di chiarezza e precisione della norma violata" ? Solo un Giudice può farlo, in sede legislativa o anche solo in sede, diciamo così, decidente-interpretativa. Si sa che la giurisprudenza è questione principalmente di interpretazione – se sia giusta o meno questa cosa non è in questa sede che se ne discute, è chiaro. Da sempre si chiedono leggi "più chiare e semplici" proprio per evitare gli "eccessi" di interpretazione – Ma quel che importa quì, ora, è l'evidenza della sottrazione della "serenità di giudizio" in capo ai giudici, i quali, sulla base di questo comma, "viaggerebbero" continuamente con una pistola puntata contro, in regime di terrore, o peggio ancora "ricatto". La non aderenza di questa posizione al Trattato dell'Unione Europea è fin troppo evidente. Mancanza di legittimità e di separazione dei poteri, quanto meno. Tra l'altro prima ancora del Trattato Europeo, e a dispetto della legge La Pergola che ha esteso i campi di adeguamento delle norme italiane all'Unione europea, c'è da prendere in considerazione che l'Italia è tenuta a secondare principalmente la propria Costituzione che all'art. 101 detta l'autonomia ed indipendenza della Magistratura proprio per slegare l'Organo da qualunque controllo politico o amministrativo.

Sulla base del dettato dell'art. 101 della Costituzione italiana, come accettato da tutti, sappiamo che il giudice è "libero" di decidere il caso concreto in piena autonomia di giudizio e coscienza. "D'altro canto, l'avverbio libero, vuole richiamare, altresì, l'indipendenza "interna" del giudice, ossia l'assenza di vincoli e condizionamenti derivanti dalle precedenti decisioni della giurisprudenza". Libero persino da se stesso. Lo leggiamo in tutti i testi. Ed ancora: "in tutti i paesi a tradizione romanistica, e quindi anche in buona parte dell'Europa, la previa decisione giurisprudenziale, sebbene possa costituire un autorevole, nonché persuasivo precedente interpretativo di norme esistenti, non è capace di vincolare in senso proprio il giudice che, successivamente, sarà chiamato a decidere in ordine ad una questione di diritto analoga". Si salvaguarda così anche il principio del soggettivismo della legge che si adegua di caso in caso, in nome di quella flessibilità che sempre si chiede alla legge, e nei limiti del possibile. Il Giudice, quindi, potrà pertanto discostarsi dalla precedente decisione, debitamente motivandone le ragioni.

Inoltre come non rilevare che le norme dell'Unione Europea tracciano il quadro generale ma non entrano nel merito dell'autonomia dei singoli Stati. E quindi pur trattandosi di materia penale è comunque fatto salvo il principio vieppiù generale dell'autonomia ....

Insomma sembra prorio che l'emendamento miri più che altro al dato economico bypassando il quadro legittimante di riferimento: lo stanziamento di fondi di risarcimento per "errore giurisprudenziale" sono valutati in 2mln e 45 mila euro per l'anno 2011 e 4miloni e 9 a partire dal 2012 mediante l'utilizzo di minori spese degli anni 2004-2006 ... Così mi sembra di capire, e penso che in linea di massima così sia. 
Il trasferimento di risorse a chi dovrebbe essere destinato? E un pensiero "maligno" mi sovviene! Ho indovinato? Chissà.... diceva il Divo Giulio :
" A pensar male si fa peccato ma s'indovina" (Sen. Giuilio Andreotti) ....




permalink | inviato da Ploff il 9/2/2012 alle 12:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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